giovedì 21 gennaio 2010

Undicesimo

L'undicesimo, in tutto il suo grasso splendore:
Il rumore della matita sulla seta del foglio, il più discreto strumento, o spiaggia bianca senza dune, perché forse non troppo invasivo, né come solco di pagina, né come sonoro. Ti consente appena un giusto accenno di pensato, davvero un'eterna bozza in filigrana, ancora così leggera, da controluce; e anche di ascoltare altro e di fondersi con la vecchia pompa con cui stanno ammollando il terreno pietroso di fronte, dall'immagine dolce del balcone che è rimasto ancora aperto.
Il carattere quando invece è battuto usa altri percorsi: arriva dall'alto e non solca, ma insonorizza. E ha dentro un altro tipo di silenzio, efficace e più gommato. Perdendo la costanza di calore del sangue di tutta la mano, e quella buona possibilità di indovinare il suo tremito.


Penso che anche se nel complesso non mi dispiaccia, si possa fare ancora qualcosa per migliorarlo.
Stavolta procediamo per gradi: Il rumore della matita sulla seta del foglio, il più discreto strumento, o spiaggia bianca senza dune, perché forse non troppo invasivo, né come solco di pagina, né come sonoro. Dunque come inizio è troppo articolato, comincio a tagliare: Il rumore della matita sul foglio, solco di pagina o di seta sonora. Perché penso che il concetto di fondo fosse un effetto di suono e non di frastuono: il punto forte era l'effetto di seta di una matita nel silenzio di una stanza, tutto il resto viene immaginato, basta lasciare quell'effetto dolce di fruscio, senza gridarlo.
Andiamo avanti: Ti consente appena un giusto accenno di pensato, davvero un'eterna bozza in filigrana, ancora così leggera, da controluce; e anche di ascoltare altro e di fondersi con la vecchia pompa con cui stanno ammollando il terreno pietroso di fronte, dall'immagine dolce del balcone che è rimasto ancora aperto. Anche in questo caso il verbo di apertura chiude una prospettiva di buona sospensione, per cui partirei eliminandolo, così: Appenna un  accenno di pensato, in filigrana dal momento che anche in questo caso il mio obiettivo era la leggerezza, come potevo riattivarla appesantendo il soffio di parole? E anche più avanti, con lo stesso sistema: mischiandosi alla pompa con cui stanno ammollando il terreno di fronte, il balcone è aperto. Anche qui cerco di rimanere un po' intorno al mio ambiente, lasciando qualcosa di sotteso, di non detto. È il luogo da dove scrivo, non posso dire troppo, devo lasciarlo sfumare, così come lo vedevo anche io mentre scrivevo.
Continuando: Il carattere quando invece è battuto usa altri percorsi: arriva dall'alto e non solca, ma insonorizza. E ha dentro un altro tipo di silenzio, efficace e più gommato. Perdendo la costanza di calore del sangue di tutta la mano, e quella buona possibilità di indovinare il suo tremito.
Qui giusto una sfoltita, perché mi serve come contrasto delle due modalità di scrittura a cui alludo:
Per cui: Il carattere battuto usa invece altri percorsi: arriva dall'alto e non solca, ha dentro un altro tipo di silenzio. Insonorizza, perde quella buona costanza di calore del sangue di una mano, quella buona possibilità di indovinare il suo tremito.
Come vedete, qui ho lavorato con mano più leggera, piccole e sottili modifiche, ma rileggiamolo adesso tutto per intero, per vedere il nuovo effetto dove ci porta:
Il rumore della matita sul foglio, solco di pagina o di seta sonora. Appenna un  accenno di pensato, in filigrana,  mischiandosi alla pompa con cui stanno ammollando il terreno di fronte, il balcone è aperto.
Il carattere battuto usa invece altri percorsi: arriva dall'alto e non solca, ha dentro un altro tipo di silenzio. Insonorizza, perde quella buona costanza di calore del sangue di una mano, quella buona possibilità di indovinare il suo tremito.
È tutto.
l.s.

martedì 19 gennaio 2010

Spazio libero

Ogni dieci c'è lo spazio per buttare giù qualcosa.
Se avete qualche idea e vi interessa o vi diverte condividerla in questo spazio, inserite il vostro piccolo testo -  sempre la lunghezza di un aforisma, di un pensiero, o di un piccolo verso - direttamente nel commento di questo post.
l.s.

Il decimo

A ruota, sezioniamo rapidamente anche il decimo. In origine faceva così:

Non c'è nulla al mondo di più giovane di un vecchio, in una camicia chiarissima, che guarda un pezzo del mare, inchiodato in un notturno sfatto al fantasma di un lupo. 


Se in un azzurro cupo e nebbioso di una cupola roca, senza il tempo.
Anche se nel suo fumo poi si ricorda, della calma di un bacio o di un sogno.

È un'immagine marittima e notturna che mi sarà rimasta dentro da qualche passeggiata lontana e solitaria, forse una persona che guardava la notte dal mare, o un fantasma.
Io lo metterei un po' a dieta. Vedete adesso come risuona:

"Un vecchio guarda un pezzo del mare.


Nel suo fumo stanotte ricorda: della calma di un bacio o di un sogno.

Che cosa ho fatto? Ho spostato l'attenzione da me e dai miei giochi di inutile e impacciato contorsionismo, a questa figura solitaria e al suo passato.  L'unico modo per farla uscire, era quello di svestirlo del superfluo, con cui lo avevo agghindato, e lasciarlo da solo. Come ho appena fatto.
l.s.

Soffio n.9

Il nono soffio faceva così:
"Ricorda che non ti ho dimenticato; ma tu, dimentica, ricorda, dimenticati poi di ricordarmi".
Non mi convince per niente. Cassato. Non so cosa diamine mi fosse passato per la testa in quel momento.
Lo sostituisco con questo qui:
La vera scrittura è al buio. Quasi sempre, o al massimo in penombra.
Lo trovo più vicino alle mie sensazioni del momento. Vedrò di approfondirle più avanti, se avrò modo di farlo.
l.s.

lunedì 18 gennaio 2010

Post numero otto

Eccolo qui:
...il soffio e il soffro, la stessa lampada nell' anima. La stessa mammella.


Dunque anche qui giocavo abbastanza con le parole, ma mi sa che mi divertivo soltanto io. Cominciando dall'inizio, per essere proprio precisi, eliminerei questi puntini sospensivi, anche se potrebbero motivare una continuazione con il post precedente, ma mi sembrano lo stesso un po' gratuiti.
Non ricordo che cosa avevo in mente, forse ancora una volta un gioco di significati, ma non mi fa più un grande effetto; potrebbero significare tutto e il contrario di tutto, quindi anche niente. Non lo so, mi trovo piuttosto indeciso. A questo punto farei così:
Soffio sulla stessa lampada.
Soffro dalla stessa mammella.
Ma lo considero ancora piuttosto provvisorio.
Ne ho uno completamente diverso che mi soddisfa di più, e che è legato alle tortore del collare, che sentivo quest'estate, mentre raccoglievo questi appunti su di un quaderno:
Ecco:
Stamattina le tortore sembrano cani. Hanno un tocco di roco, ancora più caldo, graffiato.
A tratti un po' blues.
Penso che sia tutt'altra cosa. Al momento lascio quest'ultimo.
l.s.

domenica 17 gennaio 2010

Ogni dieci...


Ogni dieci soffi, ci sarà la possibilità di proporre un proprio aforisma, pensiero o versicolo. Qualsiasi cosa possa avvicinarsi allo spirito di questo piccolo spazio sperimentale. Basterà inviarlo nei commenti dell' apposito post che preparerò per l'occorrenza, dove accoglierò le proposte più ispirate, cercando così di analizzarle, revisionarle o lasciarle così come sono, allo stesso modo di come sto facendo con le mie.
l.s.

Il settimo

Ecco come faceva il settimo post:
Il soffio e il soffoco, hanno gli stessi occhi e le stesse stampelle.
Ecco come farà il settimo post:
Il soffio e il soffoco hanno gli stessi occhi e le stesse stampelle.

Dunque nessuna variazione eccetto la virgola, che era del tutto inutile. La punteggiatura è fondamentale, va messa ragionandoci bene sopra e ascoltando con attenzione quello che succede quando la si usa a sproposito. Se non si è sicuri, conviene ritornare indietro e provare a leggere ad alta voce e sentire il suono, o anche immaginarsi a memoria come suona - io personalmente uso questa seconda soluzione; tutto in gran silenzio. Credo molto a una naturale e personale propensione a respirare quando si scrive; l'importante è rimanere coerenti con il discorso e la sua naturale comprensibilità nei tempi del respiro, altrimenti spezzi un braccio a una frase, e questo non è mai corretto. Se proprio mi andava di aggiungerci qualcosa, avrei potuto scrivere così:
Il soffio e il soffoco: stessi occhi, stesse stampelle.
Questo soffio ha comunque una sua linearità e particolare oscurità, nel gioco allitterante e assonante, dal quale ho preso spunto per personalizzare le due azioni opposte. Significati lontani e opposti, anche da termini strutturalmente molto vicini. Scherzo sul significante. Una delle occasioni di ludica riflessione che ci regala la nostra magnifica lingua.
A pensarci bene, quest'ultima soluzione gliela lascerei.
l.s.