L'undicesimo, in tutto il suo grasso splendore:
Il rumore della matita sulla seta del foglio, il più discreto strumento, o spiaggia bianca senza dune, perché forse non troppo invasivo, né come solco di pagina, né come sonoro. Ti consente appena un giusto accenno di pensato, davvero un'eterna bozza in filigrana, ancora così leggera, da controluce; e anche di ascoltare altro e di fondersi con la vecchia pompa con cui stanno ammollando il terreno pietroso di fronte, dall'immagine dolce del balcone che è rimasto ancora aperto.
Il carattere quando invece è battuto usa altri percorsi: arriva dall'alto e non solca, ma insonorizza. E ha dentro un altro tipo di silenzio, efficace e più gommato. Perdendo la costanza di calore del sangue di tutta la mano, e quella buona possibilità di indovinare il suo tremito.
Penso che anche se nel complesso non mi dispiaccia, si possa fare ancora qualcosa per migliorarlo.
Stavolta procediamo per gradi: Il rumore della matita sulla seta del foglio, il più discreto strumento, o spiaggia bianca senza dune, perché forse non troppo invasivo, né come solco di pagina, né come sonoro. Dunque come inizio è troppo articolato, comincio a tagliare: Il rumore della matita sul foglio, solco di pagina o di seta sonora. Perché penso che il concetto di fondo fosse un effetto di suono e non di frastuono: il punto forte era l'effetto di seta di una matita nel silenzio di una stanza, tutto il resto viene immaginato, basta lasciare quell'effetto dolce di fruscio, senza gridarlo.
Andiamo avanti: Ti consente appena un giusto accenno di pensato, davvero un'eterna bozza in filigrana, ancora così leggera, da controluce; e anche di ascoltare altro e di fondersi con la vecchia pompa con cui stanno ammollando il terreno pietroso di fronte, dall'immagine dolce del balcone che è rimasto ancora aperto. Anche in questo caso il verbo di apertura chiude una prospettiva di buona sospensione, per cui partirei eliminandolo, così: Appenna un accenno di pensato, in filigrana dal momento che anche in questo caso il mio obiettivo era la leggerezza, come potevo riattivarla appesantendo il soffio di parole? E anche più avanti, con lo stesso sistema: mischiandosi alla pompa con cui stanno ammollando il terreno di fronte, il balcone è aperto. Anche qui cerco di rimanere un po' intorno al mio ambiente, lasciando qualcosa di sotteso, di non detto. È il luogo da dove scrivo, non posso dire troppo, devo lasciarlo sfumare, così come lo vedevo anche io mentre scrivevo.
Continuando: Il carattere quando invece è battuto usa altri percorsi: arriva dall'alto e non solca, ma insonorizza. E ha dentro un altro tipo di silenzio, efficace e più gommato. Perdendo la costanza di calore del sangue di tutta la mano, e quella buona possibilità di indovinare il suo tremito.
Qui giusto una sfoltita, perché mi serve come contrasto delle due modalità di scrittura a cui alludo:
Per cui: Il carattere battuto usa invece altri percorsi: arriva dall'alto e non solca, ha dentro un altro tipo di silenzio. Insonorizza, perde quella buona costanza di calore del sangue di una mano, quella buona possibilità di indovinare il suo tremito.
Come vedete, qui ho lavorato con mano più leggera, piccole e sottili modifiche, ma rileggiamolo adesso tutto per intero, per vedere il nuovo effetto dove ci porta:
Il rumore della matita sul foglio, solco di pagina o di seta sonora. Appenna un accenno di pensato, in filigrana, mischiandosi alla pompa con cui stanno ammollando il terreno di fronte, il balcone è aperto.
Il carattere battuto usa invece altri percorsi: arriva dall'alto e non solca, ha dentro un altro tipo di silenzio. Insonorizza, perde quella buona costanza di calore del sangue di una mano, quella buona possibilità di indovinare il suo tremito.
È tutto.
l.s.

